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Canti e balli

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Bellissimi sono i canti religiosi eseguiti in passato dalla banda musicale e dal popolo in onore di Sant'Elia. Di questi, il più bello era il seguente, cantato intorno alla fine dell'800 per invocare la protezione del Santo dalla siccità di quegli anni, che aveva provocato colera e quindi morte:

O Santo, il male ci minaccia e muore tanta gente,
o Santo del Signore, delle feste protettore,
fa che sia l'ultima sera la peste del colera.
Tante famiglie in pianto, orbate dei loro cari
prega tu il Signore,
sia l'ultiima sera la peste del colera.


Sempre in onore del Santo, inoltre, in occasione di una nuova minaccia del colera, che nel 1911 causò 30 morti, il popolo in processione cantava:

Sant'Elia, o gran Profeta
davanti a te, inchinati in pianto,
calma il male che affligge questa valle.
Grazie a te, o grande lume, per l'arsura che ci spegni
per gli incendi che tu plachi,
per l'acqua che qui scorre,
per il frutto di ogni campo.
Sia pace in tutto il mondo,
o gran Santo, eterna vita.


Inoltre Antonio Infante, autore del libro Valle dell'Angelo e la grotta, ci informa su un canto che fa luce sulle ingiustizie e i gravi problemi dell'epoca borbonica e del dopo unità d'Italia.

Aggio combattuto
Aggio coombattuto contro li burbuni,
contro regnanti e contro li breanti,
contro stranieri e so garibaldino.
Ma lo stato re la genti è sempre chero!
Se possa sapè quanno ne ranno
chera terra promessa ra zappare?
Mo ca simo tutti taliani e no stranieri,
ca ognuno se sente frate taliano
e po chi tene tanto e chi more re fame,
eppure siamo sotto l'unica bandiera...!
perché sventola ra nata bannera?