i Nonni raccontano
La fiera del bestiame
Con l’avvento di Gioacchino Murat, nel 1806, era stata istituita una fiera andata in disuso nel 1816; di essa si apprende notizia da una delibera del Consiglio Comunale del 5 settembre 1816.
Con l’unità d’Italia il consiglio fece richiesta perché venisse nuovamente istituita, ma le autorità borboniche non lo permisero a causa dell’esistenza sul territorio di altre fiere del bestiame.
Dopo numerose richieste, il consiglio ottenne che fosse istituita la fiera di San Barbato, che si svolgeva in località Campo il 19 e 20 giugno fin dal 1901; in seguito si tenne in altre località fino alla soppressione della stessa con l’avvento del fascismo, e più probabilmente nel 1928 – 30, quando il comune di Valle dell’Angelo passò sotto la giurisdizione del comune di Piaggine.
Fu tuttavia istituita ancora una volta e divenne molto importante perché in essa confluivano mercanti da tutto il territorio cilentano; moltissimi erano i prodotti messi in vendita: bestiame, frutta, tessuti e generi vari.
Con l’istituzione della Repubblica la fiera cessò definitivamente di esistere.
La leggenda di Sant'Elia
Dal momento che a Valle dell'Angelo il culto di Sant'Elia è molto sentito, si racconta che nell'800, precisamente nel 1836/37 si verificò una grande siccità che provocò serie conseguenze, tra cui il colera che nel 1837 provocò la morte di 32 persone. Allora gli abitanti di Valle implorarono l’aiuto del Santo, patrono della “pioggia feconda”, e la tradizione vuole che alla fine di ottobre sul cielo si creò una nuvola da cui piovve acqua pulitissima che determinò immediati benefici. Essa prima di scomparire, fu accesa dai raggi riflessi del tramonto, come un fuoco, assumendo le sembianze del Santo profeta, che scomparve dolcemente.
Si dice inoltre che, in una delle processioni in onore del santo, davanti alla cappella di S. Sebastiano la statua divenne così pesante che non fu possibile spostarla: solo quando si aprirono le porte della suddetta cappella, essa divenne nuovamente leggera, e quindi la gente capì che la statua doveva essere collocata proprio lì.
Le leggende su San Barbato
Le leggende su San Barbato suscitano ancora oggi grandi emozioni.
Si dice che nel 1242, nel periodo che sarebbe sfociato nella Congiura di Capaccio, molti centri furono saccheggiati e distrutti dagli uomini di Federico II, tanto che alcuni di essi rimasero con pochissime famiglie.
Mentre l’esercito si dirigeva verso Valle dell’Angelo, il comandante incontrò un vecchio dalla lunga barba e dallo sguardo fiero. Entrato nel centro abitato, il comandante notò la statua di San Barbato, riconoscendo in essa una grandissima somiglianza con il vecchio appena incontrato.
Si dice che il comandante ne rimase così colpito che decise di indietreggiare, salvando la popolazione.
Un’altra leggenda, poi, vuole che quattro persone di Gioi che si recavano a Valle dell’Angelo per assistere ai festeggiamenti di San Barbato, morirono perché, sorpresi da una bufera, bestemmiarono il santo.
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