il culto
Il culto dell’Arcangelo Michele si diffuse dapprima in Oriente, sostituendo i culti pagani, di cui tuttavia conserva qualche caratteristica: già nel IV secolo esisteva a Costantinopoli un santuario dedicato all’Arcangelo, e nel VI secolo ne esistevano diversi.
L’epoca della diffusione del culto in Italia è alquanto incerta: si sa solo che già nel V secolo era diffuso a Roma come in altre città italiane che erano sotto l’influenza dei monaci bizantini, e che anche in altre regioni occidentali, sostituì culti pagani.
Il culto dell’Angelo a Valle dell’Angelo trova conferma nei resti di alcuni insediamenti di monaci orientali ritrovati sul territorio.
La denominazione antica degli abitanti di questo paese, li piroti fa supporre che questi cenobi basiliani sorti nel territorio di Laurino siano stati creati proprio dai monaci provenienti dall’Epiro.
La sua figura fu venerata soprattutto dai Longobardi, che ne fecero uno dei loro santi patroni e protettori per le caratteristiche spiccatamente guerresche, che si avvicinavano di più alla mentalità dei Longobardi.
Essi erano organizzati in fare, cioè in gruppi famigliari a capo dei quali stava - secondo quanto avveniva abitualmente presso i popoli di origine germanica - unarimanno, cioè un guerriero libero, spesso il più anziano o il più valoroso del clan, che aveva il compito di guidarne i membri.
Per i Longobardi quindi era sempre il migliore, il più forte e il più valoroso ad imporsi sugli altri.
Stando così le cose, è evidente che l'adozione di tale criterio fosse per loro naturale anche in campo religioso. Quando essi abbandonarono gli dei pagani per convertirsi al cristianesimo, adottarono come le altre popolazioni germaniche la confessione ariana (dichiarata eretica dalla Chiesa nel 325).
L'arianesimo, predicato nel IV secolo dal prete di origine alessandrina Ario, rifiutava la natura divina del Cristo, rendendo il figlio di Dio simile ad un personaggio vicino alle mitiche figure dei loro re delle origini. E anche per quanto riguarda i santi, quindi, trovarono naturale venerare quelli che erano più congeniali alla loro natura, cioè santi guerrieri: ecco perché il più diffuso nel culto era S. Michele.
Con la diffusione del cristianesimo, in sostituzione di quella ariana, ad Ercole - nel ruolo di divinità prediletta dal mondo pastorale centro-meridionale - subentrò l' Arcangelo Michele.
Nella devozione popolare, egli fu rappresentato come un giovane santo-guerriero, uccisore del dragone, cioè debellatore delle forze maligne. In sostanza, dunque, anch'egli un eroe cultuale come l'Ercole precristiano.
Le leggende
Sono diverse e tutte affascinanti le leggende intorno a San Michele.
La prima vuole che alcuni pastori che avevano portato gli animali al pascolo sulla vetta del monte Ausinito, furono improvvisamente colpiti da una tempesta che sradicava gli alberi e faceva rotolare enormi sassi.
Improvvisamente su di loro planò un grosso uccello che lasciava una scia di luce: i pastori seguirono quella luce che li condusse nella grotta dove pregarono e ringraziarono San Michele per aver loro salvato la vita.
Una leggenda simile vede protagonista una giovane fanciulla, anch’ella recatasi nei pressi della grotta per pascolare gli animali, nella quale si rifugiò quando cominciò a piovere. Ma quando la neve cominciò a cadere copiosa le fu impossibile uscirne. Così, esauriti il cibo e l’acqua che aveva a disposizione, invocò l’aiuto del Santo, ed improvvisamente cominciò a sgorgare acqua da una sorgente che è rimasta ancora oggi, cosicché ella potè salvarsi la vita.
Tornata a casa, decise di farsi suora con il nome di Angela.
il Culto




