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il Risorgimento

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Dal 1820 al 1860 vi furono annose controversie inerenti alla questione demaniale. Migliaia di tomola di terreno, fra quelli alienati dal demanio e quelli dai grossi proprietari terrieri, erano entrati in circolazione, dando vita a nuovi proprietari che, d'accordo con i vecchi feudatari, originavano un fronte insormontabile di resistenza ad ogni richiesta dei comuni e soprattutto dell'enorme schiera dei contadini.
in definitiva contadini, operai, braccianti rimasero esclusi da ogni assegnazione, e proprio per il desiderio di vedere ristabilita la comunità delle terre, diedero vita ad un "comunismo", i cui aderenti vennero appellati come "comunisti".
Questa vertenza fu agitata da locali sette, nate dalle masse popolari, i cui problemi non venivano risolti dalle istituzioni. In queste sette operarono due cittadini di Valle dell'Angelo, Antonio Pisciottano e Andrea Mastrandrea, i quali avversarono profondamente i Borboni, contro i quali congiurarono duramente. Lo stesso fece Barbato Andreoli, che si affiancò ai Capozzoli di Monteforte. Cooperarono nella programmazione dell'insurrezione cilentana del 1828 e 1848, attuando contratti segreti con i più noti cospiratori del Cilento.
Affiliati alla setta "Fratellanza", difesero le ansie dei contadini, lottando contro la strapotenza dei ricchi proprietari. Per questo furono arrestati e condannati.

Cfr: Antonio Infante, Valle dell'Angelo e la grotta, ed. Centro di cultura e studi storici Alburnus, 1995