Sei qui: Home la Grotta dell'Angelo

la Grotta dell'Angelo

PDF  Stampa  E-mail 


La grotta dell'Angelo, che si trova in località Costa della Salvia, custodisce la statua dell’Arcangelo Michele in atteggiamento di difesa. Un braccio è spezzato e l'altro regge uno scudo recante la scritta Quis ut Deus? ( Chi come Dio? ).
Il culto dell'Angelo rievoca l'antica presenza longobarda: i longobardi, infatti, solevano adibire gli antri scavati nella roccia a luoghi di preghiera. 
La statua di San Michele fu rubata dalla grotta tra il 1647 e il 1656, e in seguito alla peste, per carenza di preti non fu più frequentata come invece era avvenuto per molti anni. 
Il culto di San Michele riprese nella seconda metà del ‘700 ed il popolo, per attestare la sua riconoscenza per le grazie ricevute da San Barbato e da San Michele, fece ampliare la Chiesa Madre e costruire la statua del Santo nella grotta. La statua fu realizzata da Nicola Tommasino nel 1800.
A causa dell’ondata migratoria del 1915, la statua fu frequentata sempre meno, ma rimase tuttavia aperta, rimanendo meta di pellegrinaggi.
Anche qui, sull’Ausinito, dopo un centinaio di metri dalla grotta, si trova ancora la pietra dell’Angelo. Si tratta di un sasso che presenta una feritoia quadrata profonda, dove si può infilare facilmente la mano o addirittura tutto il braccio, poiché il buco è attaccato solo con un lato al sasso. (...).
Antica consuetudine era quella che i pellegrini, giunti sul posto, ad uno ad uno, infilavano nella feritoia di questa pietra benedetta le mani. Un gesto, questo, quasi a voler toccare il profondo, ossia le viscere della terra, in segno di fertilità e vita. Qualche decina di metri più avanti si trova la pietra del “riposo”, dove ognuno si sedeva per un attimo, e come per incanto, la stanchezza si placava, e quindi il lungo viaggio diventava più agevole e meno faticoso.

(Antonio Infante, Valle dell’Angelo e la grotta, Ed. Centro di cultura e studi storici Al burnus, 1995, pag. 270). 
Alla grotta si accede per un sentiero che passa per il ponte sul Calore, che già nell’800 era praticabile, ma via via che ci si inoltra per la montagna il tracciato si fa più impervio fino a scomparire.
Durante i pellegrinaggi la statua dell’Angelo veniva portata dai fedeli alla grotta, poi, verso il tramonto si riportava nella chiesa di San Barbato, nella quale si entrava con dei ramoscelli di albero raccolti sul monte. La festa terminava con la celebrazione della Messa e la benedizione.
Solitamente si portavano i rami di albero raccolti nelle proprie case, perché le proteggessero; si portavano anche delle foglie di salvia che venivano essiccate e pestate in un mortaio, per usare la polvere che ne derivava come medicinale.

Durante la funzione si recitava questa preghiera:
"Angelo San Michele,
sta polvere benedetta,
la metto sul mio petto, 
mi sia via sicura e sempre mi accompagni 
l’Angelo, Gesù e Maria". 

Questa usanza, come tante altre nel nostro Cilento si è quasi spenta, ma imperante fino alla fine del ‘700, poi, con l’esecuzione della statua di marmo posta in grotta (1800), le cose sono cambiate quasi del tutto.


(Antonio Infante, Valle dell’Angelo e la grotta, Ed. Centro di cultura e studi storici Al burnus, 1995, pag. 272).

Lo stato attuale della grotta
Se la grotta dell’Angelo è stata riportata, negli ultimi anni, all’antico splendore, si deve a Piero D’Orsi, che, riunito un gruppo di giovani volontari, intorno ai primi anni Ottanta, ripulì il sentiero che conduce alla grotta, riordinò l’interno e fece costruire un cancello, salvando la grotta dallo stato di totale abbandono in cui versava.
Tutto ciò fu possibile grazie alle offerte dei fedeli, con le quali si provvide a restaurare la statua in legno di San Michele nel 1885, attualmente custodita nella chiesa di San Barbato. 
Il 5 agosto del 1993, la statua fece ritorno alla grotta, accompagnata da una solenne funzione religiosa.