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la Liturgia

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La liturgia ci presenta San Michele come lo psicopompo (guida delle anime) per eccellenza. Infatti San Gregorio di Tours pensa che sia stato proprio San Michele a presentare le anime di Adamo ed Eva a Dio, comprese quelle di San Giuseppe e della Madonna. 
Il Righetti scrive che: “San Michele, perché accompagnò le anime alla luce diDio non è uno spunto romano, ma schiettamente orientale, e proprio in particolare dell’iconografia copta, che rappresenta volentieri il S. Arcangelo nell’atto di pesare il merito delle anime che stanno per presentarsi al cospetto di Dio”. 
Prima della riforma liturgica, voluta dal Concilio Vaticano II, nella preghiera del “Confiteor” all’inizio della S. Messa, si recitava “confesso a Dio Onnipotente, alla Beata Vergine Maria, a San Michele Arcangelo”; seguono altri Santi, ed ancora in chiusura si ripeteva la supplica a quest’ultimo. 
Quando poi si benediceva l’incenso, si supplicava ancora l’intercessione “del beato Michele Arcangelo”.
Secondo la liturgia, S. Michele è presentato come guerriero difensore del popolo cristiano. Aspetto, questo, che si aggancia ai testi di Daniele e dell’Apocalisse. 
Dovunque questo Arcangelo è invocato in difesa della chiesa, delle anime, della morte. Ci si rivolgeva a lui come patrono delle città, paesi, persino di regni ed ancora come guardiano della Chiesa contro il diavolo.
È particolarmente interessante segnalare alcune categorie di persone affidate al patronato di S. Michele: spadaccini, maestri d’armi, doratori (perché di solito rappresentato con corazza dorata), commercianti (come Mercurio presso i pagani), tutti mestieri che si servono della bilancia: pasticcieri, farmacisti, droghieri.
In Italia, poi, è il patrono della pubblica sicurezza, e Pio XII lo proclamò patrono dei radiologi.

(Antonio Infante, Valle dell’Angelo e la grotta, Ed. Centro di cultura e studi storici Al burnus, 1995, pag. 276).