le Chiese

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La chiesa di San Barbato

Il culto di San Barbato è certamente di derivazione longobarda: i primi abitanti del casale elessero il Santo come loro protettore, ed eressero in suo onore una cappella.
In seguito costruirono una chiesa che subì, nel corso degli anni, diversi rifacimenti: nel verbale di una visita pastorale del 15 novembre 1690, infatti, emerge che la chiesa era a tre navate, con il pavimento in cotto, dotata di organo, pulpito, due confessionali e che dietro all’altare maggiore dedicato a San Barbato vi erano gradini di marmo, la mensa di marmo consacrata, vari altari dedicati ad altri santi, ed una tela sulla quale era raffigurata l’immagine di San Barbato.
Intorno alla seconda metà del secolo XVII, la chiesa parrocchiale fu ristrutturata dalle fondamenta e decorata con pregevoli stucchi; l’altare maggiore fu riedificato in marmo finissimo a spese dell’Arciprete Don Girolamo Mazzei nel 1763, che abbellì la chiesa con stucchi, statue, quadri e arredi che la resero una delle chiese più belle del Cilento.
La chiesa parrocchiale di Valle dell’Angelo fu dipendente, insieme alle chiese parrocchiali di Piaggine Soprane e Fogna, della Collegiata di Santa Maria Maggiore di Laurino fino al 1555: fino a questo momento si potevano celebrare le varie funzioni religiose solo se approvate dalla Principale di Laurino, e le funzioni battesimali avvenivano esclusivamente qui. Nel 1645, poi, ottennero la sacra fonte battesimale separata da quella di Laurino.
Attualmente la chiesa presenta tre navate e tre ingressi. L'ingresso principale è costituito da una porta in legno massiccio con un elegante portale in pietra scolpita. Al centro del portale sono raffigurati i simboli di S. Barbato, ciò libro e mitra vescovile. Imponente è il suo altare maggiore, mentre di pregevole fattura settecentesca è il coro ligneo.

La chiesa di Santa Barbara
L'antica chiesa parrocchiale sorge al centro del paese ed ha tre ingressi; quello principale è caratterizzato da un elegante portale in pietra scolpito intorno al XVIII secolo. Al centro del portalevi sono esposti i simboli di Santa Barbara, libro e mitra vescovile.
Nella chiesa si trovano l'altare di San Rocco, con la statua, restaurata nel 1962, quella in legno di Sant'Emiddio, e lantica statua di San Michele, ricostruita nel 1885.
Inoltre vi sono l'altare con tela raffigurante le anime del Purgatorio della Madonna del Rosario, e l'altare con statua a mezzo busto di San Barbato vescovo con alcune reliquie del santo. 
Sul soffitto, al centro della volta è raffigurato San Barbato, insieme ad altri affreschi.
La chiesa possiede un elegante campanile, esistente già dal XVII secolo con tre campane. Maestoso è il trono di San Barbato. Nella navata destra con ingresso si trovano la statua lignea dell'Addolorata e la tela raffigurante San BArbato; l'altare con la statua di Sant'Antonio, una tela dell'Immacolata Concezione; nell'altare vi è Gesù morto. Vi è anche un altare della Vergine di Costantinopoli, con il Santo in ginocchio sulla base della tela.

La cappella di San Sebastiano
La cappella di San Sebastiano È una cappella privata di cui si parla per la prima volta nel verbale della visita pastorale del 1860, dove il vescovo Siciliani annotò che era dotata di mensa lignea, soffitto di legno, e di una tela, mentre il pavimento era in cotto. Nella cappella si trovano le statue di S. Rocco e S. Elia. 
La statua di Sant’Elia venne edificata su richiesta del popolo che si rivolse all’arciprete Don Tommaso Mazzei, che, molto devoto al Santo, incaricò lo scultore Pietro Bruno di realizzare la statua. Fu consegnata al popolo nel 1841, tra la gioia generale degli abitanti: suonarono le campane, i balconi furono adornati di coperte ricamate, la banda musicale suonò inni religiosi.
Il Santo fu portato sulle spalle dai devoti per le vie del paese; il simulacro del Santo profeta rimase per lungo tempo nella chiesa parrocchiale di San Barbato e poi collocato nella cappella di San Sebastiano. Negli ultimi anni la Statua del Santo è stata restaurata dalla scultore Antonio Chirico di San Mango Cilento