Sei qui: Home l'Unità di Italia

l'Unità di Italia

PDF  Stampa  E-mail 

Una nuova nota venne a scuotere il mortificante quietismo dei paese del salernitano dal 1857 al 1859. In ogni dove cominciarono ad organizzarsi centri e comitati rivoluzionari.
L'azione della polizia fece allentare l'attività cospirativa messa in atto dai cospiratori salernitani. Il nome di GAribaldi era sulla bocca di tutti e si aspettava con ansia l'eroe, al cui seguito erano cinque cilentani: Michele Magnoni, Filippo Patella, Francesco Paolo Del Mastro, Leonino Vinciprova e Michele Del Mastro. I patrioti rimasti in provincia preparavano le armi e reclutavano quante più persone fosse possibile.
Con la proclamazione dell'unità d'Italia, a cui Piaggine Sottane aderisce, si determinò una crisi lunga e profonda. Quando la legge dell'agosto 1861 unificava il debito pubblico del Regno Sardo, che era il doppio di quello di Napoli, questo fu un grosso peso per il sud, dove l'economia era stata fortemente vilipesa dalla caduta dei prezzi agricoli, dalle industrie domestiche e da quelle industriali, che erano l'asse portante dell'economia.
Inoltre il problemadelle terre non era stato ancora risolto: ciò comportò il permanere di grandi latifondi e di conseguenza la classe rurale era sempre più povera. Si venne ad attuare il "protezionismo", ideato dagli industriali nordici, determinando aumenti dei prodotti industriali "protetti".
Le speranze, quindi, andarono deluse, perché a quella unità non corrispondeva l'unità degli italiani. Il popolo vedeva ad un esercito d'occupazione, quello austrico, sostituirsi un altro esercito, il proprio, che si comportava peggio del precedente.
Il popolo cilentano, dunque, per secoli vittima delle angherie dello straniero, si vide tradito per l'ennesima volta da quegli stessi che esso aveva chiamato per creare la nuova nazione.

(cfr: Antonio Infante, Valle dell'Angelo e la grotta, Ed. Centro di cultura e studi storici, 1995)